sorreggimi:

Una madre caccia il figlio di casa perché gay. Questo va a ‘rifugiarsi’ dal nonno, che indignato prende carta e penna per scrivere a sua figlia, nonché madre del ragazzo.

Cara Christine:
Sono molto deluso da te come figlia.
Hai ragione, c’è un “disonore in famiglia”, ma non hai capito quale.
Buttare Chad fuori di casa semplicemente perché ti ha detto che era gay è il vero “abominio”. Un genitore che disconosce il proprio figlio, ecco cos’è “contro natura”.
L’unica cosa intelligente che ti ho sentito dire in tutta questa faccenda è “non ho allevato mio figlio perché fosse gay”. Certo che no. E’ nato così e non lo ha scelto, non più di quanto si possa scegliere di essere mancini.
Tu, invece, hai scelto. Hai scelto di fare del male, di essere chiusa di mente e retrograda. Perciò, visto che stiamo giocando a disconoscere i figli, colgo l’occasione per dirti addio.
Ora ho un favoloso (come dicono i gay) nipote da crescere, e non ho tempo per una figlia stronza.
Quando ritroverai il tuo cuore, facci un fischio.
Papà
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"Respiriamo all’unisono. La tua fronte attaccata alla mia. Due corpi, un’anima. Respiriamo vicini, sento il calore dei tuoi sospiri profondi. Le tue labbra sulle mie, il calore della tua lingua. Il freddo del metallo sferico che improvvisamente mi sfiora le labbra. Siamo una persona sola adesso. Siamo insieme, del resto non mi importa, non ci importa. Non mi guardi negli occhi, li tieni chiusi e li chiudo anche io. Le lingue si intrecciano e improvvisamente sento la tua mano gelida salire e rapirmi il collo. La mia mano sudata resta immobile. Io resto immobile, paralizzata da quella piccola follia. Apri gli occhi, prendi le distanze e mi guardi negli occhi, poi le labbra, i capelli. Io ti fisso negli occhi scuri come il tronco di un possente albero. Sei bello. Sei fottutamente bello. Mi restituisci il collo per poi sorridere. Non parli e mi giri le spalle, ti sorrido anche io ma tu non mi vedi. Ti guardo mentre sotto i lampioni cammini e il vento ti scompiglia i capelli mentre ti accendi una sigaretta."
Rathermiss
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"Voglio tornare bambina, quando mi infilavo nel letto dei miei perché avevo paura dei tuoni, quando costruivo delle capanne con i cuscini del divano e i lenzuoli puliti della nonna, quando mangiavo di nascosto le caramelle e nascondevo le carte nei cassetti, quando la vita non faceva così male.
Quando l’amore non distruggeva nulla."
Rathermiss
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"In questo mondo siamo sette
miliardi di persone.
Abbiamo sette donne a testa
a me la sesta mi ha rubato il cuore.
Sette note, sette vite, sette giorni,
è finito tutto quando
ho finito le mie banconote."
Mr. Rain
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"Gli occhi sono come i libri, se sai leggerli hai il mondo in mano."
Rathermiss
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"Ho paura che tutto possa finire, o meglio, che possa non cominciare mai."
Rathermiss
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"Ti avrei dato la mia anima, il mio corpo, la mia mente, tutto… Amico mio, per te, avrei spaccato il mondo, se solo me lo avessi chiesto avrei scalato l’Everest a mani nude senza protezioni, sarei congelata, lo so, ma ne sarebbe valsa la pena, solo per un tuo sorriso.
Quante cose avrei fatto, troppe forse per una persona che , adesso, nemmeno si ricorda il mio nome.
Amico mio, ti ho voluto troppo bene, te ne voglio ancora ma alla fine tutto passa, tutto nasce, tutto muore e la mia testa scoppia di nuovo, i miei occhi riprendono a lacrimare."
Rathermiss
1 nota
"Sono stanca, stanca di questa gente, dei luoghi comuni, delle critiche patetiche, dell’ignoranza, sono stanca delle false convinzioni e dell’egoismo.
Nessuno sembra accorgersi di nulla, tutti che vivono senza chiedersi il perché. Sono distrutta nel vedere persone troppo chiuse che non riescono ad andare oltre alla semplice apparenza, di sentire le stesse cose da anni e mai nessun cambiamento.
La gente si lamenta ma tutto resta uguale. La gente si prende gioco degli altri per vedersi migliore. Per sentirsi superiore. Ma da chi?
Sono stanca di sentir parlare incapaci e di regole impossibili. Stanca di sperare in qualcosa di meglio, la vita è precaria, loro la vivono passivamente. Loro non si accorgono di fare ciò che non vogliono.
Trovo tutto questo disarmante. Semplicemente disarmante."
Rathermiss
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"Se ti prendi il disturbo di lasciarmi entrare non ti aspettare che mi pulisca le scarpe sullo zerbino. Aspettando l’alba il tuo tempio verrà distrutto e la cenere intaserà ogni spazio della tua mente. Respira a fondo finché puoi, perché, presto o tardi, di te non rimarrà che polvere."
Rathermiss
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"Gridava nella notte, ma nessuno sentiva, eppure gridava forte e tutti riuscivano a vederla ma nessuno, nessuno voleva ascoltare.
Lei gridava forte, le stelle si spegnevano a turno, la luna roteava tristemente, bianca come la faccia bagnata di lacrime della donna che nella notte si disperava. Le sue lacrime si confondevano nella poggia, anche loro non venivano comprese ma bensì affogate in altra acqua, il cielo non aveva calcolato che esse non si sarebbero potute confondere con semplice acqua dolce, essendo salate e ripugnanti.
Tutti i passanti volevano nascondere quell’urlo potente ma non riuscivano ad ignorarlo ne tanto meno a reprimerlo.
Volevano solo restare in silenzio nella loro insulsa vita monotona e quel grido disperato distruggeva la loro stupida pace interiore piena di falsità e ipocrisia.
Improvvisamente il rumore cessò, loro pensavano di aver vinto, poveri illusi, non avrebbero mai immaginato che si sarebbe rialzata con le proprie mani e sarebbe tornata a guardare in alto dove i palazzi non possono arrivare, dove gli aerei si schiantano, dove l’uomo non riesce a respirare, cominciò a guardare il colore più bello del mondo, e capì solo in quel momento che la libertà stava proprio in quel colore, ed era la cosa più bella del mondo.
Solo chi riesce a sognare arriva in alto, basta credere e io ci credo."
Rathermiss
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"Vorrei poter volare, ma soffro di vertigini.
Vorrei poter nuotare fino il fondo dell’oceano, ma temo di annegare.
Vorrei gridare che dentro sto a pezzi, ma ho paura che il vicino si svegli."
Rathermiss
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"Diglielo che alle due di notte ti svegli e ti manca, e il letto è sempre troppo grande per una persona sola."
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"Ogni giorno, giorno dopo giorno, mi accorgo che la vita mi disprezza. Ogni parola detta, ogni frase fatta, ogni gesto, ogni sentimento, tutto un errore. Io sono un errore. Io che amo incondizionatamente, io che per amicizia farei qualsiasi cosa, io che ho dato tutto per la famiglia, io che a nove anni non piangevo per fare coraggio agli altri, eppure è me che disprezza, la ragazza dal cuore di piombo e le ali troppo piccole per poter volare, quella strana e mai stata amata.
Continua a disprezzare me e lo fa con estrema cura, da sempre."
Rathermiss
1 nota
"Sotto il cielo pieno di stelle ci divertiamo a sfottere il mondo che ci disprezza, ma che, senza noi, non potrebbe mai somigliare alle luci splendenti su quel telo nero, perché una luce propria lui non ce l’ha."
Rathermiss
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